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Le cose da raccontare su Woollinn, Festival di Dublino dei Filati indipendenti sono tante e non ci stanno in un migliaio di parole, quindi: post due di due.

(Clicca qui per la prima parte)

Ad un Festival dei filati indipendenti, ti aspetti di trovare i filati. E quelli non mancavano a Woollinn infatti.

C’è stato molto altro però, che non avevo preventivato, e che ha creato un flusso continuo di offerta non solo di prodotti materiali.

Che cosa ho trovato e non mi aspettavo.

Il Panel Yarn in Ireland ha offerto un approfondimento sullo stato attuale della produzione di fibre e filati in Irlanda. Durante la discussione Diarmuid Commins, fondatore di S Twist Wool, ha spiegato la difficoltà di ritornare a una produzione di alto livello dopo che per 20 anni le politiche economiche del settore agricolo e dell’allevamento di questo paese sono state mirate alla sola produzione alimentare, mettendo a rischio varietà e qualità.

Questo mi ha fatto fare un parallelo con lo stato della produzione autoctona italiana: da noi, paese rinomato per le sue filature, e per i prodotti finali, manca proprio l’anello della produzione della fibra e le iniziative di recupero sono lasciate alla buona volontà e forza dei singoli.

immagine etichetta wadky woollies ireland
Irlanda – terra di stramberie lanose

Altro elemento di cui auspico la presenza in Italia è la standardizzazione e la certificazione dell’insegnamento delle arti pertinenti le fibre tessili. Per questo mi ha colpito piacevolmente l’incontro con Knitting For All, franchising che diffonde mini-scuole per l’insegnamento di maglia e uncinetto. Knitting For All prepara e certifica le competenze e i livelli degli insegnanti che fanno parte dell’organizzazione: è un modo per preparare un terreno di conoscenze condivise, su cui poggiare la trasmissione delle diverse tradizioni.

Sono di parte, lo so, ma uno speech molto interessante è stato quello organizzato da La Cave à Laine con Amelia Hodson, in arte Woollenwords, sulla professione del tech editor di modelli (di maglia, nel suo caso). La vastità di conoscenze necessarie per un ruolo che, se ben svolto, deve essere totalmente invisibile al pubblico mi ha impressionato: non solo correttezza della lingua e chiarezza di espressione, ma anche matematica, impaginazione, indicazioni specifiche delle pubblicazioni di settore, supporto e incoraggiamento, tutto nel duplice scopo di aiutare il designer ad offrire un prodotto perfetto e di farlo promuovendo la sua voce. Impariamo a scegliere modelli che sono passati dalle mani di un bravo tech editor, ci risparmieremo conti che non tornano, forme diverse da quelle fotografate, spiegazioni incomprensibili e ci resterà solo la gioia di lavorare seguendo istruzioni ben fatte.

Condivisione e accoglienza li posso veramente identificare come il filo conduttore di  Woollinn. La sessione di foto professionali di Kate O’Sullivan, improntata a dimostrare la bellezza di ogni essere, è stata un esempio di come il supporto reciproco contribuisca al benessere collettivo (Make Good, Feel Good).

 

In conclusione.

Questo nuovo festival è nato bene e, viste la professionalità e l’entusiasmo delle organizzatrici, sono sicura che crescerà in offerta e in livello. Mi auguro che, come già avviene per il festival di Edimburgo, anche Woollinn continui ad aprirsi agli espositori fuori dalle isole, ma senza snaturare la centralità dell’anima irlandese con cui è nato.

A differenza di Edimburgo, ho notato al Festival dei Filati Indipendenti di Dublino una maggiore connessione con la realtà esterna al mondo di fibre e filati. Forse dovuta al fatto di essere stata tra gli espositori e non solo tra i visitatori, vivendo quindi più in profondità l’essenza di Woollinn. Forse per la concomitanza con un referendum epocale per le donne irlandesi (emozionante vederle piangere e abbracciarsi alla notizia dell’abrogazione dell’emendamento che, anteponendo la vita del feto di qualsiasi età di gestazione a quella della madre, se questa non è in immediato pericolo di vita, di fatto impediva l’emanazione di qualsiasi legge che permettesse le interruzioni volontarie di gravidanza -in Irlanda sono ancora vietate anche se la gravidanza si avvia in conseguenza di violenza, è bene ricordarlo).

Forse per l’attenzione data alla neutralità di genere in supporto agli esponenti del mondo LGBT in questo settore che ancora temono di rivelarsi per paura di perdere pubblico e clienti, Woollinn si è rivelato anche il festival dell’inclusione. In un settore che per noi, operatori e appassionati, fa parte della vita quotidiana, questo festival si è aperto a fare entrare la quotidianità tra i nostri gomitoli, ogni tipo di quotidianità, ogni tipo di normalità.

immagine scritte all'aeroporto di Dublino
Accoglienza all’aeroporto di Dublino – siamo tutti uguali

Molto andrebbe ancora detto degli scambi a sorpresa a cena, sull’autobus, in coda per il caffé: tra una battuta e l’altra ho avuto l’occasione di conoscere l’umanità profonda che si trova dietro a un nome famoso, dietro a un prodotto. A chiunque ne abbia la possibilità, consiglio di partecipare a una manifestazione internazionale, di qualsiasi dimensione. Per vedere da vicino le meraviglie proposte, certo, ma anche, forse soprattutto, per confrontarsi con una realtà enorme, di cui spesso, in Italia, non cogliamo appieno le dimensioni e le potenzialità. Si tratta di persone che hanno inventato la propria vita, il proprio mestiere, la propria professionalità, in un settore che è visto dai più come un passatempo praticato da pochi. Per vedere quelle stesse persone confrontarsi, condividere generosamente, ma soprattutto darsi sostegno per uno scopo comune: consegnarci prodotti di altissimo livello.

Hai mai partecipato ad un evento di questo tipo? Dove? E che cosa ti ha lasciato? Prima di salutarti, ecco un video girato da The Creative Pixie, che mi ha gentilmente concesso di inserirlo in questo post, in cui puoi camminare con lei tra gli stand di Woollinn, Festival di Dublino dei Filati indipendenti. Al minuto 2:09 e 2:13 mi vedi sbucare dallo stand di La Cave à Laine: fai conto che esca per dirti “ciao!”.

 

 

2 commenti su “WOOLLINN DUBLINO: IL NUOVO FESTIVAL DEI FILATI INDIPENDENTI – 2”

  • You’ve written a couple of lovely blog posts about your experience at Woollinn, Dublin (thanks to Google Translate I read them in English). I think you’ve portrayed the true feeling of the event and hopefully people will read your posts and want to visit Woollinn in 2019.

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