Ingresso a Woollinn Festival
Le cose da raccontare su Woollinn, Festival di Dublino dei Filati indipendenti sono tante e non ci stanno in un migliaio di parole, quindi: post uno di due.

(clicca qui per leggere la seconda parte)

A fine maggio ho avuto la fortuna di vedere la prima edizione di Woollinn, Festival di Dublino dei Filati Indipendenti, dall’osservatorio privilegiato dello stand di La Cave à Laine, l’atelier in cui nascono project bags e porta accessori che tutti vorrebbero avere. Io li vorrei avere. Ne ho già in effetti, ma li voglio ancora!

Torniamo a Woollin. Dallo stand La Cave à Laine dicevo, quindi le foto che vi mostro sono parziali, per oggetti e per soggettiva, ma ho visitato più volte il salone degli espositori e mi sono fatta un’idea del livello delle proposte: molto, molto alto. Ottimo, considerando che si trattava della prima edizione. Andiamo per argomenti.

project bags La Cave à Laine
Prject bags in fantasie vintage da La Cave à Laine
Questioni pratiche.

Le organizzatrici hanno reso il Festival di Dublino dei Filati indipendenti  il più accessibile e comodo possibile. L’ALSAA Center, dove è stato allestito Woollinn, si trova a 10 minuti di camminata dall’aeroporto di Dublino. Letteralmente: si esce dall’aeroporto, si cammina sempre dritto per 10 minuti e l’ALSAA è lì. Esatto: si può fare in giornata anche partendo dall’Italia!

Nell’area festival si può mangiare, bere, riposare e chiacchierare con simpatiche persone provenienti da tutto il mondo (USA, Canada, Australia, Polonia, Italia, Francia, Scozia, Spagna, Portogallo, i primi paesi che mi tornano alla mente) intente a mostrarsi reciprocamente i propri acquisti. I servizi igienici sono divisi in “maschi”, “femmine” e “generi neutri”: una delicatezza che ha fatto sentire a proprio agio tutti.

Gli stand sono all’ interno di una palestra molto luminosa e ben aerata: ci si vede in faccia e ci si riconosce tutti, le corsie sono abbastanza spaziose da muoversi agevolmente anche nei momenti di maggiore ressa. Se prendi un caffé, molto probabilmente te ne serviranno un litro, bollente, e finirai di berlo il giorno dopo. Chiedimi perché lo so.

Woollinn coffee at the social area
Un litro di caffé ustionante e torta “leggera” a merenda
Che cosa ho trovato e mi aspettavo.

Tra i 56 stand di questo primo Woollinn, l’offerta prevalente era quella dei filati (ehi, è il Festival di Dublino dei Filati Indipendenti!, e comunque le matasse non sono mai troppe). Dai tinti a mano alle linee meno artigianali, ho visto chicche introvabili come S Twist Wool, una manifattura irlandese che propone prodotti filati a mano da sole fibre locali e tinti naturalmente. Il resto dell’offerta era costituito in prevalenza da tintori indipendenti, ognuno con una propria e distinta personalità, qualche filatore, tra cui spiccavano le italiane Lanivendole, accessori, libri, schemi. Assenti le “attrezzature” (ferri, uncinetti, arcolai, fusi, gomitolatori… ) ad esclusione dei grandi brand agli stand dei negozi.

Woollinn indie yarns
Stand di filati tinti a mano

Non vedevo l’ora di conoscere la super-star Countess Ablaze, un mix di timidezza ed esuberanza: con i suoi colori parla di una vita che, sulla carta, avrebbe potuto schiacciarla, ma da cui emerge invece sempre con forza. Piacevole la scoperta di marchi meno noti come Watercolour & Lace, dalla Gran Bretagna, filati leggeri da razze locali, nati per riprodurre i colori della natura negli scialli lavorati a pizzo. O come Whistlebare, un’intera filiera a conduzione familiare, dall’allevamento alla tintura, sono filati che hanno l’aspetto di nuvole e una resistenza che, al tatto, non ti aspetteresti.

Nella rappresentanza italiana dei tintori, oltre alle Lanivendole, anche Snailyarn che ancora una volta ha attirato l’attenzione per l’alta qualità dei filati, confermandosi pronta per un mercato più ampio. Con le Lanivendole e Valentina (Snailyarn), io e Sara (la mente creativa di La Cave à Laine) abbiamo fatto un’interessante chiacchierata sullo stato del nostro settore in Italia.

Woollinn 2018, La Cave à Laine, Snailyarn, Lanivendole durante una colazione interessante

E’ emerso il quadro di un pubblico e un’offerta ancora in attesa di “fare il salto”, e che solo da poco si stanno sganciando dal concetto di “hobby a basso costo da donne”. Un settore in cui tutti i partecipanti devono avere il coraggio di muoversi da professionisti e in cui il pubblico deve imparare a premiare lo sforzo di chi investe in professionalità per dare prodotti ad alti livelli. Pena, l’immobilità di un’offerta sempre uguale a se stessa.

Tanti anche i designers presenti, al marketplace o come istruttori ai corsi, da Carol Feller, che proponeva anche la sua linea di filati Nua, a Ysolda Teague, portavoce della tradizione scozzese e sostenitrice della diffusione di fibre nordiche ben oltre la ormai collaudata Shetland. Devo a lei la mia apertura a filati meno “invitanti” dal punto di vista tattile, ma interessanti nel comportamento una volta lavorati.

Sølje lana norvegese
Lana norvegese, ecco la mia scelta al Festival!

Un nome che amo sempre su tutti è Woolly Wormhead, per la generosità con cui si prodiga al prossimo (oltre che per i modelli impeccabili, non vedo l’ora che pubblichi la raccolta cui sta lavorando in questi giorni!). A conferma di quanto appena detto su di lei, ho linkato il suo blog, in cui lancia la raccolta fondi a favore dell’ANPI attraverso la vendita di modelli Woolly Wormhead. Leggilo, per capire i retroscena di questa scelta e poi, oltre a plaudere lei, io e te chiediamoci se stiamo facendo altrettanto bene per il paese in cui viviamo.

Al marketplace è stato affiancato un ampio catalogo di corsi, tenuti da nomi di provata competenza e studiato per approfondire tutti gli aspetti che ruotano intorno all’uso dei filati. Dalle tecniche alla progettazione, dalla diffusione all’innovazione, ogni esigenza ha trovato soddisfazione. Un modello da proporre a una rivista? Per padroneggiare il double knitting?  E come ottenere un maglione che ti stia alla perfezione indipendentemente dal modello scelto? Karie Westermann con il suo peculiare “Get published”,  Nathan Taylor e la sua passione per la maglia a doppio strato, e Justyna Lorkowska con le linee pulite dei suoi capi, tra gli altri, erano pronti per aiutarti ad aumentare la tua padronanza della maglia.

Nel prossimo post ti racconto la dimensione “umana” e appassionante di questo festival, anche quell non strettamente legata ai filati.

 

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